‘U CASTEJU

Per avere notizie, più o meno sicure, sull'origine della "pirotecnia" bisogna scavare nella notte dei tempi e risalire al lontanissimo 1232 avanti Cristo, allorquando una cronaca relativa all'assedio di KaiFung-Fu (Pien-King) dettagliatamente raccontava come, i cinesi, assediati dai mongoli, si difendevano lanciando sugli assedianti delle "frecce dal fuoco alato".

Lasciando ai cinesi il pregio di avere inventato la polvere nera, saltiamo 3200 anni di storia e arriviamo alla Gioiosa del 1995 dopo Cristo.

Alla Gioiosa artigiana dei giorni nostri.

In un piccolo laboratorio di appena qualche metro quadrato, il signor Argirò, in arte "Turù", solitario, da anni, è continuamente immerso tra polveri, micce, spago, colla, strisce di carta e tubi metallici usati per lanciare in aria i piccoli e grandi ordigni che egli stesso prepara continuamente per le feste paesane.

Ma il termine "feste paesane" a un qualificatissimo artigiano con la "A" maiuscola potrebbe anche non calzare bene, specie se si pensa alla lettera che il signor Argirò ricevette da Berlino - si badi bene - dall'allora grande… Adolf Hitler. Era, quella, la comunicazione ufficiale con la quale si invitava (invano) il nostro bravissimo artigiano a prestare la propria "opera pirotecnica" in occasione del "Patto d'acciaio" tra l'Italia e la Germania.

Ancora un salto di circa 50 anni e ritorniamo a Gioiosa: nell'angusto laboratorio di "Turù".

La sua voce paterna e le sue mani sapienti ci hanno accompagnato per qualche minuto in un fantastico mondo di luci, botti e colori; un "viaggio pirotecnico" durante il quale il "cavaliere" ci ha raccontato lampi e rumori notturni di una delle più insolite e pericolose arti di cui riportiamo parte del ricchissimo glossario:

  • Mortàru e pistùni: recipiente di pietra dentro il quale, con l'aggiunta di acqua, la polvere nera in granuli viene sfarinata.
  • Mortàru e tilùru: recipiente di pietra usato per l'impasto e la filatura delle micce (lucìgna).
  • Barìju: barile usato per macinare il carbone di vite (carbone che serve a dare movimento agli ordigni pirotecnici).
  • Crivu: viene adoperato per setacciare la polvere e i colori (stijàti), selezionando i granuli per grossezza.
  • Perci (o spine): servono a caricare i reattori: fontane (funtani) e razzi (surfaIòra).
  • Bacchètti d'i passafòcu: tubo di metallo che serve a fare i "passafòcu" (cannelli di carta dentro cui dovrà essere infilata la miccia).
  • Bacchètti e mazzòla: impiegate per il caricamento di razzi, spolette e fontane.
  • Matassàru: aspo. Attrezzo per avvolgere il cotone dei "lucìgna".
  • ‘A caddàra p'e stijàti: caldaia usata per preparare l'effetto stelle (stignàti).
  • Cavallùcciu: telaio di canna (a forma di cavallo) che, ricoperto di bengala, tracchi e girandole, assume la forma di un vero e proprio cavallo che trotta.
  • Castèju: il nome deriva dalla forma a castello che viene conferita ad alcuni giochi di pirotecnia. Si tratta di un castello le cui porte, archi, finestre, pareti, ecc. sono ricoperte di bengala che, al momento dell'accensione producono uno spettacolare effetto di luci, botti e colori.

E’ questo il motivo per cui, anticamente, a Gioiosa, i fuochi d'artificio venivano comunemente detti "castèju".

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